lagunari adria

Riunione ogni martedì dalle ore 21:00 alle ore 23:00, con particolare attenzione il primo martedì di ogni mese.
Un capitello alla Madonna dei lagunari a S. Vigilio 02/05/2012 PDF Stampa E-mail

Oratorio di_Voltascirocco




Pochi metri di cammino e dalla diocesi di Chioggia giunge in quella di Adria, dall’oratorio di Voltascirocco ritrova la sua degna collocazione in un capitello accanto alla chiesa di Borgo Dolomiti. Si tratta  di una statua della Madonna che si trovava a Voltascirocco e che i lagunari adriesi hanno prontamente ribattezzato Madonna dei Lagunari. L’Associazione Lagunari Truppe Anfibie di Adria, “Giancarlo Bertocco”, per sottolineare concretamente i 15 anni di fondazione ha pensato di lasciare un segno tangibile della sua  presenza edificando, d’accordo con il  parroco di San Vigilio, don Bernardo, un capitello con il simulacro della Madonna che, alla chiusura della chiesa di Voltascirocco, era stato preso in consegna e custodito da Nicola Stocco. 



Madonna dei_Lagunari



Benito Mottaran, uno dei 21 abitanti che l’anagrafe assegna alla località, memoria storica del sacro edificio, la cui nascita e la cui fine sono simili in tutto e per tutto a quelle della chiesa Maria Ausiliatrice degli Ortesei, ne traccia  le coordinate: “Costruito all’indomani dell’alluvione con il concorso degli allora numerosi residenti che si impegnarono nel reperire mattoni, calce e mettendo a disposizione giornate di lavoro, fu aperto al culto un paio di anni dopo con un suo sacerdote come centro di aggregazione per un buon numero di famiglie. Poi l’emigrazione ha causato quello che tutto conosciamo; ciò nonostante abbiamo sempre tenuto  botta. Con le contribuzioni della gente e gli aiuti finanziari degli istituti di credito cittadini ne abbiamo  garantito la manutenzione sino al 1986, anno in cui non c’è stata più la possibilità di avere un officiante sebbene il vescovo di Chioggia  riconoscesse  le nostre buone ragioni, l’attaccamento dei rimasti con  la recita del fioretto di maggio. Non potendo più proseguire le officiature,  in accordo con l’allora parroco di Cavanella Po, don Erminio Marzola, sotto cui ricadeva la cura,  quel po’ di arredo meno significativo lo prendemmo in consegna Stocco ed io”.

Da ciò l’idea dell’A.L.T.A. di riaprire quella pagina di storia di Voltascirocco a Borgo Dolomiti per una sorta  parentela ideale perché da  sempre i Lagunari adriesi sono impegnati direttamente ne La Raganella che si svolge ormai da 15 anni presso la Scuola materna nella seconda metà di giugno. Ora il capitello è quasi completato e si attende la decisione dell’inaugurazione ufficiale.

 

 
Una cerimonia semplice ma intensa 29/04/2012 PDF Stampa E-mail

Davanti alla_lapideUna cerimonia semplice ma intensa nello stesso tempo, quella   del 28  aprile a Bellombra, orchestrata dal locale circolo culturale Sant’Eurosia e dai Lagunari nell’ambito delle manifestazioni programmate dall’Amministrazione comunale nel ricordo dei caduti nella guerra di liberazione.  Durante la messa il parroco don Piva si è soffermato sulla necessità di recuperare il passato per affrontare con maggior coscienza il presente. Successivamente, tutti i relatori, Marco Santarato presidente del Consiglio comunale, Alessandro Rigoni e Mauro Rubiero, hanno sottolineato l’obbligo, oggi più che mai, di una memoria condivisa che accumuni  vincitori e vinti di quel triste periodo di guerra civile pur nella consapevolezza che vi fu chi stava  allora dalla parte sbagliata. Tale  è stato infatti il significato della cerimonia che ha voluto ricordare in quattro giovani innocenti, fucilati dalle Brigate Nere dalla davanti alla Casa del Fascio il 6 novembre 1944: Dino Schiavi, 20 anni, bracciante, Consalvo Faccenti,  27 anni, fornaciaio, Vinicio Migliorini, 19 anni, Luigi Trevisan, 18 anni, bracciante; vittime innocenti così come vittima inconsapevole fu Giovanni Battista Capisani, 18 anni, milite repubblichino, ucciso tra il 28 e il 29 novembre 1944 dai partigiani in prossimità del’idrovora Foscari alla Possionanza.

 
Programma - Sabato 28, ore 16.45. ritrovo in piazza S. Giacomo 28/04/2012 PDF Stampa E-mail

Ore 17.00 S. Messa

Segue deposizione corone alla lapide dei fucilati davanti alla ex casa del fascio  e ai caduti  Scuola Materna

Presenziano i Lagunari dell’ALTA 

Aperitivo presso il Circolo Sant’Eurosia

Giovanni Battista_CapisaniBellombra, 6 novembre 1944, ore 8. 30. Una giornata piovigginosa. Si ferma  in Piazza S. Giacomo un camion con 6 detenuti custoditi da  un plotone di  miliziani dell’O.P. della G.N.R. Il comandante ordina ai curiosi di andarsene  in fretta e intima  ai maestri di mandare a casa gli scolari. Tre mitragliatrici sono posizionate sulle vie d’accesso alla piazza. Nessuno deve vedere. Dall’automezzo vengono fatti scendere quattro  giovani con le mani legate: Dino Schiavi, 20 anni, bracciante, Consalvo Faccenti, nativo di Panarella, 27 anni, fornaciaio, entrambi  di Santa Maria in Punta, Vinicio Migliorini, 19 anni, bracciante di Mesola, Luigi Trevisan, 18 anni, bracciante di Ariano. Erano stati catturati alle Tombe di Ariano durante un rastrellamento e rinchiusi  senza accuse specifiche al Politeama di Adria, dove erano acquartierata la Guardia Nazionale Repubblicana. Si parlò successivamente  del ritrovamento di una pistola che sarebbe appartenuta ad uno di essi o del rinvenimento di una maschera che avrebbe  ipotizzato l’intenzione del  furto.  

Sanno  cosa li aspetta poiché,  da prassi,  sono  stati rapati a zero e costretti ad indossare zoccoli di legno in luogo delle scarpe. Due dei sei, più fortunati, adriesi,  rimangono sul camion per essere condotti  alle carceri di Rovigo  e colà giudicati per non aver risposto ai bandi di arruolamento di Graziani. “Potei seguire di nascosto la scena”, raccontò il  diciassettenne Lino Melina aiuto-campanaro, “don Nicola stava sulla porta della chiesa. Io sbirciavo da dietro una fessura. I quattro sventurati furono trascinati di peso davanti alla Casa del Fascio, con le mani legate. Un cappuccino della Tomba, prelevato appositamente, li confessò e comunicò ad uno ad uno, mentre il dr. Frizziero,  che doveva stilare  l’atto di morte, attendeva in disparte fumando nervosamente. Alle 9.30,  precise,  secondo il macabro rituale, furono fucilati alla schiena. Si udì una scarica secca e poi quattro colpi isolati di pistola, i colpi di grazia.  Uno di essi piangeva e, nel momento del “fuoco!”,  si era voltato indietro tanto avere la faccia fracassata. Brandelli di carne e sangue sul muro, sui corpi la scritta “Uccisi per vendicare il camerata Capisani” e l’ordine perentorio  di lasciarli lì sino a sera come esempio. Soltanto all’imbrunire Marino Cappato  venne col cavallo, li caricò sul carretto  e compose i corpi sul tavolaccio della camera mortuaria del cimitero”.   

Giovanni Battista Capisani, 18 anni, di Bellombra,  come tanti altri giovani spinti dalla propria convinzione, si era arruolato  nella Guardia Repubblicana e prestava servizio a Rovigo. Amava farsi vedere in divisa che indossava spesso ostentando con di ardore giovanile la sua appartenenza. La sorella sbrigava le faccende presso il comando tedesco che aveva sede  presso la ex casa comunale di Bellombra. Colpe tali da far meritare la morte  in  quei tempi di guerra civile,  di odio e di vendette incrociate. La sera del 28 ottobre 1944, nel tornare  da Rovigo,  Capisani  si era fermato nei Dossi presso una famiglia conosciuta che festeggiava  il matrimonio di un figlio. I Dossi erano una delle zone favorevoli in cui operava la “Banda Boccato” per la possibilità di nascondigli e di fuga.  Da allora del giovane non si seppe più nulla. Il corpo, nascosto in un tombino, venne scoperto nei pressi della Possionanza solo dopo alcuni giorni su confessione di un partigiano sotto tortura.

E allora la rappresaglia dei Pisani, così erano chiamati i fascisti repubblichini,  perché in prevalenza provenienti dalla Toscana e da Pisa, in particolare. Subito alla fine della guerra, una lapide alquanto povera,  incisa da Nerino Toffanello e suo rifacimento il 25 aprile 1984.  A tutti la nostra memoria pietosa. Anche a Giovanni Battista Capisani, vittima innocente come  gli altri, il cui nome da sempre figura tra i caduti della Seconda Guerra,  presso la Scuola Materna (Paolo Rigoni).

 
Vin d'honneur per autorità! -------- 27/04/2012 PDF Stampa E-mail

Caro segretario, ho una ferma  e decisa rimostranza da manifestarti in quanto segretario dell’A.L.T.A.  Non so chi sia stato l’estensore della locandina dell’incontro di Treviso del 10 giugno e quindi non cerco “colpevoli” ma credo che quel “vin d’honneur per autorità” (l’aperitivo con stuzzichini)  sia fuori luogo e, per quanto mi riguarda, offensivo  per la dignità di tutti i singoli Lagunari che con entusiasmo partecipano ai raduni nelle varie sedi.

Tutti sappiamo che in occasioni particolari, come può esser quella di Treviso, e come per educazione facciamo noi abitualmente ad Adria, il dovere di ospitalità e la cortesia impongono riguardo verso quelle persone che a vario titolo ricoprono  incarichi istituzionali, però dall’essere rispettosi ed attenti al galateo allo scrivere sul manifesto che si ammettono solo “autorità” ce ne passa di acqua…  E tanta! Che diamine! Sarà che il Piave è in secca ma è una questione di bon ton, tanto per restare in sintonia con quel “vin d’honneur” così brutto e demodé!  Potevano –potevate- offrire il brindisi e intrattenere a fine cerimonia gli ospiti di riguardo  e chi s’è visto, s’è visto. Come sempre.

Ma scriverlo!? Non volermene ma me resterò a casa e se sarà una bella giornata andrò a farmi un giro in bicicletta.

Cordiali saluti

Carrista lag. Paolo Rigoni   -Adria-

 
DECEDUTO IL COL. DOTT. LICIO SALVAGNO - 15/04/2012 PDF Stampa E-mail

salvagno funerale_2012_04_12_ro_10Fondatore dell'Associazione Lagunari Truppe Anfibie e Presidente Nazionale per 12 anni.

La notizia comunicatami  telefonicamente dall’amico Burato mi ha profondamente colpito e addolorato. Il Col. Dottor Salvagno è stato il Padre dell’ALTA per esserne stato l’ideatore ed il fondatore ed averla resa viva e vitale grazie ai 12 anni della sua Presidenza. L’ALTA gli sarà sempre grata e lo ricorderà con rispetto e affetto. Unitevi a me in un simbolico  “saluto alla voce” PER IL PRESIDENTE COL. DOTTOR SALVAGNO!!! ALLA VOCE!!! SAN MARCO!!!!!

Il Presidente Nazionale - Lag. Gen. Giampaolo Saltini

Le Esequie del Col. Dott. Salvagno si sono svolte giovedì 12 nella Chiesa di San Simeone in Venezia.

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Ho saputo solo oggi della scomparsa del Col. Dott. Licio Salvagno, fondatore dell'Associazione Lagunari Truppe Anfibie e Presidente Nazionale per 12 anni. La notizia mi ha profondamente rattristato perché lo ho conosciuto da giovane Ufficiale quando tutte le specialità avevano la loro Associazione mentre noi Lagunari non avevamo alcun punto di riferimento.  Grazie all'opera del Salvagno, vero padre dell’ALTA, oggi possiamo riunirci con fierezza e tutti noi, lagunari in servizio e non, possiamo urlare “San Marco”. Grazie Licio! Gen. B. Lag. Luigi Chiapperini

 
Bellombra, 6 novembre 1944 - 15/04/2012 PDF Stampa E-mail

Fucilati

 

  

     Bellombra, 6 novembre 1944, ore 8. 30. Una giornata piovigginosa. Si ferma  in Piazza S. Giacomo un camion con 4 detenuti custoditi da  un plotone di  miliziani dell’O.P. della Guradia Nazionale Repubblicana, costituita in prevalrenza da fascisti toscani tanto da essere soprannominati i Pisani. Il comandante ordina ai curiosi di andarsene  in fretta e intima  ai maestri di mandare a casa gli scolari. Tre mitragliatrici sono posizionate sulle vie d’accesso alla piazza. Nessuno deve vedere. Dall’automezzo vengono fatti scendere quattro  giovani con le mani legate: Dino Schiavi, 20 anni, bracciante, Consalvo Faccenti, nativo di Panarella, 27 anni, fornaciaio, entrambi  di Santa Maria in Punta, Vinicio Migliorini, 19 anni, bracciante di Mesola, Luigi Trevisan, 18 anni, bracciante di Ariano. Erano stati catturati alle Tombe di Ariano durante un rastrellamento e rinchiusi  senza accuse specifiche al Politeama di Adria.   Vengono   fucilati alla schiena per rappresaglia davanti alla Casa del Fascio. Nella foto la lapide che li ricorda.

 
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