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Oriano, l'uomo della neve 15/02/2012 |
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A Mazzorno dal lato sinistro del Po, la patria del nostro amico e socio dal basco verde, Oriano Lucchin, la neve ha provocato non pochi disagi … Vi sareste aspettati lamentele e proteste, come sempre avviene in ogni dove. Macché! Il nostro s’è armato di pala e in men che non si dica ha liberato accessi e garage, piste ciclabili e sentieri, strade, viottoli e marciapiedi.
“Il solo amore patrio mi muove!”, va proclamando ai paesani che ne hanno ringraziato la solerzia. Ma le solite lingue maligne hanno insinuato che non l’amore per la terra del Mazzorno abbia spinto Oriano ad azionare la pala, quanto l’ambizione di scalare le cariche pubbliche del paese dopo aver visto il successo del sindaco di una grande città che si faceva riprendere con la pala fra i vari quartieri, ecc. ecc. (pr) |
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Festa di Carnevale in sede 06/02/2012 |
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Nella foto, i fiadoni di patate americane.
Per restare in sintonia con i tempi che non inducono a trasgressive euforie, il consiglio dell’A.L.T.A invita soci e simpatizzati nella sede di Via Cavedon a Valliera il 21 febbraio, Martedì Grasso ultimo giorno di Carnevale, per un breve e simpatico, quanto contenuto e discreto, momento di allegria. Sono gradite in primis, e come sempre, le signore con i rispettivi mariti che dovranno cimentarsi -i mariti s’intende- in qualche piatto, dolce o fritto carnevalesco e poi farlo degustare ai presenti. Tortelli, favi o basin, crostoli e frittelle, o altro al piacere di ognuno e alla sapienza culinaria della propria tradizione familiare. Festeggeremo così, sommessamente, la fine del regno di Re Carnevale, come dicevano un tempo, e l’inizio del regno di Ravanèlo, il re della astinenza e del digiuno, che entrerà in carica allo scoccare della mezzanotte quando la “rènga”, così era chiamata la campana del paese, con i suoi rintocchi lugubri e ritmati decretava la fine della carne e l’avvento sulla tavola di rénghe e scopetun. Però, “mèio scopetun ca dura che carne ca fnisse”(pr).
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Encomiabile iniziativa dell' A.L.T.A. adriese 01/02/2012 |
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Ormai quattro bambini di Bombay strappati alla strada
Nella foto: la scuola di Ranggbang (Bombay)
SaD è l’acronimo di sostegno a distanza, una forma di aiuto, di amore, di carità, di solidarietà, di filantropismo, di sostegno al prossimo (ognuno lo chiami come vuole ma la sostanza non cambia), che consente di esser vicini a bambini bisognosi del terzo, del quarto e forse ormai del quinto mondo. Un presenza discreta e silenziosa, non ostentata, proprio come deve esser la carità, che si traduce nell’adozione di un bambino contribuendo al suo recupero, alla sua educazione e ai suoi studi, quando sia possibile. Una forma di solidarietà che si è andata diffondendo negli ultimi anni grazie alla sensibilità di singoli, di associazioni religiose e laiche, di parrocchie. Sono questi i motivi che hanno indotto l’A.L.T.A di Adria, sin dalla sua fondazione nel 1997, ad inserire stabilmente fra le uscite del suo bilancio l’importo di 435.00 per due adozioni che hanno garantito ormai a quattro bambini di Bombay, in tempi successivi, la possibilità di uscire dalla strada e frequentare una scuola professionale. L’iniziativa è frutto di una convenzione con la Fondazione Onlus “Fratelli dimenticati”, sorta nel 1987 per iniziativa di un salesiano torinese, don Antonio, che ha preso a cuore le sorti dei lebbrosi indiani facendosi carico dei loro figli, raccogliendoli in appositi istituti gestiti dalle missioni salesiane “Suore del sorriso”, garantendo prima di tutto il cibo e, via, via, l’educazione, l’istruzione. In una parola la dignità di essere umani. Da parte degli iscritti dell’A.L.T.A, vi è tutta l’intenzione di continuare il progetto. Sintetizza il presidente Ferdinando Milani: ”La volontà determinata di tutti gli iscritti, senza obiezione alcuna, è quella di continuare nelle adozioni per dare un aiuto a chi è meno fortunato. E’bello ricevere le lettere e le foto dei ragazzi e vederli crescere. Come Lagunari siamo attenti alle nostre radici e al territorio nel quale affondano, però … Però vogliamo anche alzare gli occhi, conoscere, aiutare e manifestare la nostra vicinanza a chi è lontano”.(pr)
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I Lagunari al Giorno della Memoria di Adria -- 27/12/2012 |
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Della prigionia ricorda la fame: “Fame, fame, fame… Tanta fame, sempre fame! Quel po’ di zuppa e il tozzo di pane nero del rancio non erano sufficienti a tenerci in piedi e molti morivano di sfinimento. La ricerca del cibo era la nostra ossessione. Frugavamo in ogni luogo dove potesse esserci una parvenza di genere commestibile”.
Nel Giorno della Memoria, è Arduino Nali, deportato a Mauthaunsen, a ricordare: “Insieme alla fame,la violenza quotidiana che traduceva nella durezza delle comandi, negli ordini secchi, nelle minacce di morte, nelle percosse …”. E mostra il volto rigato dalle staffilate e la schiena che porta ancora a distanza di anni i segni delle punizioni inferte dai sorveglianti. Unico superstite degli Adriesi deportati nei campi di prigionia, Arduino Nali è stato il protagonista della Giornata della Memoria, che ha visto la presenza dei Lagunari, insieme a tante altre persone, tutte unite per testimoniare il rifiuto della violenza e della prevaricazione, allora come oggi e sempre.
Nato ad Adria nel 1924, Arduino Nali era stato sorpreso a Rapallo l’otto settembre del 1943 mentre era sotto le armi. Con alcuni compagni, prese la strada del Nord e si rifugiò nelle Langhe piemontesi, dandosi alla macchia. Entrato nel movimento partigiano, fu inquadrato nella Brigata “Poli” della Seconda Divisione “Langhe” combattendo ed operando attivamente. Il 15 dicembre del 1944, il duro inverno del ’44, durante un rastrellamento fu catturato a Rocca Varano (Asti) e rinchiuso alle “Nuove” di Torino. Caricato sui carri bestiame insieme ad Ebrei e a coloro che erano destinati alla “soluzione finale”, fu internato a Mauthausen e destinato al lavoro in una fabbrica di armi, lì vicina. Aguse, era il paese.
“Il mattino, tutti incolonnati e scortati da cani e SS, andavamo a piedi alla fabbrica, indossando un paio di zoccoli di legno, spesso scompagnati. Sembravamo il corteo dei morti viventi. Partivamo il mattino col buio e ritornavamo al campo alla sera col buio. Eravamo di tutte le nazionalità. Molti erano russi. Ricordo un loro tentativo di fuga fallito sul filo spinato. Molti rimasero appesi ai fili per alcuni giorni come esempio. Il comandante russo fu preso e lanciato vivo in una buca piena d’acqua. Eravamo a 20° sotto zero e il giorno dopo fu ripescato rigido e gelato. Con le braccia in croce, sembrava uno spaventapasseri … O un Cristo crocifisso. E ho visto gli Ebrei morire, morire, morire … Fummo liberati il 6 maggio del 1945. Pesavo 30 chili e feci 5 mesi di ospedale per ritornare a vivere.”.
Le parole della memoria di Arduino si bloccano in gola. Sembra quasi che i suoi ricordi vogliano scolorare e perdersi: “No, conclude, è giusto ricordare. Bisogna ricordare. Bisogna consegnare ai giovani la memoria perché quanto è successo non abbia a ripetersi.”(pr)
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Da Wikipedia I Lagunari di Adria alle cerimonie del Giorno della Memoria 25/01/2012 |
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Giorno della Memoria è una ricorrenza istituita dal Parlamento italiano con legge n. 211 del 20 luglio2000. L'Italia ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
La scelta della data ricorda il 27 gennaio1945, quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (maggiormente nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidionazista.
Il 27 gennaio il ricordo della Shoah, cioè lo sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7del 1º novembre2005.
In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno, e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando", che in italiano vuol dire unità speciale.
Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con sé in una "marcia della morte" tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager.
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